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Premi al whistleblower. In Francia sta funzionando

By 19 luglio 2019 No Comments

La notizia dei 100 milioni di euro recuperati dal fisco francese grazie a due segnalazioni sembra poca cosa rispetto ai 5 miliardi recuperati dal 2017 dal fisco americano. Ed in effetti i numeri sono decisamente diversi.

Tuttavia quanto avvenuto in Francia, Stato europeo nel quale opera la civil law, potrebbe dare una spinta alla riapertura del dibattito sull’opportunità di prevedere, anche nel nostro Paese, un premio a chi segnala illeciti.

L’Italia, infatti, pur avendo introdotto, con la legge 179/2017, anche nel settore privato, dopo averlo già fatto nel settore pubblico qualche anno prima, specifiche tutele sul piano giuridico per i segnalatori di illeciti commessi nella Pubblica Amministrazione o nelle aziende, non ha avuto il coraggio di prevedere anche dei premi.
Per la verità nel 2015 ci si andò vicino: venne, infatti, presentata alla Camera una proposta di legge con la quale si incoraggiava e premiava la segnalazione di reati di corruzione e di illeciti e reati fiscali; l’originaria proposta prevedeva che al dipendente pubblico autore della segnalazione potesse essere riconosciuto dal 15 al 30 per cento del danno erariale riconosciuto dalla Corte dei Conti e successivamente recuperato. Poi, però, la proposta venne stralciata e ci si è accontentati , appunto, di vedere riconosciute delle tutele giuridiche per il segnalante.

I recenti dati diffusi dall’Anac confermano certamente una crescente sensibilità e attenzione al tema del whistleblowing, almeno nel settore pubblico; nel settore privato non esistono però ancora dati attendibili sul numero e sull’efficacia delle segnalazioni fatte dopo l’introduzione della legge 179/2017.

Il caso francese diventa quindi tanto più interessante perché anche nel Paese transalpino non è stato per nulla facile parlare di whistleblowing a causa del ricordo, anche molto vivo nel popolo francese, del collaborazionismo del Governo di Vichy nei confronti dell’occupazione nazista della Francia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il Parlamento d’Oltralpe si è quindi trovato a discutere di problematiche sul whistleblowing solo nel 2005 quando l’Autorità Francese per la Protezione dei dati, ha messo in luce l’incompatibilità tra le leggi dell’Unione Europea per la protezione dei dati e le cosiddette hotline anonime istituite dalla legge americana Sarbanes-Oxley Act per consentire la segnalazione di irregolarità e illeciti all’interno delle aziende.

Solo nel 2007, con la legge n. 2007-1598 del 13 novembre, la Francia si è dotata di uno strumento di protezione dei whistleblowers, applicabile però solo al contesto dei reati di corruzione. La legge francese del 2007 non utilizza il termine “whistleblower”, bensì il termine “persona” o “lanceurs d’alerte” (segnalatori di allarmi) per riferirsi a colui il quale abbia rivelato informazioni nell’interesse pubblico circa reati legati alla corruzione.

Negli anni successivi la Francia ha esteso la tutela dei segnalatori di allarmi anche nel settore sanitario e ambientale e proprio lo scoppio di alcuni scandali legati alla salute ha portato l’opinione pubblica ad avere una diversa considerazione verso i lanceurs d’alerte (in passato considerati addirittura una “cancrena sociale” in grado di aprire la strada al populismo).

Con l’approvazione, il 24 gennaio 2017, della legge “Sapin 2”, la Francia ha introdotto misure molto simili a quelle previste dalla legge italiana sul whistleblowing: a differenza di quanto fatto in Italia, dove l’obbligo di avere procedure di whistleblowing è previsto per le sole aziende che si sono dotate di un modello 231, in Francia l’obbligo si applica alle società private e agli enti pubblici che hanno almeno 500 dipendenti o appartengono ad un gruppo di società con almeno 500 dipendenti la cui sede principale è in Francia ed aventi un fatturato, anche a livello consolidato, superiore a 100 milioni di euro.

A partire dall’1 gennaio 2018, le aziende con più di 50 dipendenti, le amministrazioni pubbliche e i comuni con oltre 3.500 abitanti devono creare una procedura attraverso la quale poter accusare i corrotti e se il meccanismo non funzionerà, il whistleblower sarà autorizzato a fare la denuncia ai media.

 

Avv. Fabrizio Vedana

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