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Danske Bank, lo scandalo riciclaggio e il whistleblowing

By 2 ottobre 2018 No Comments

Il CEO di Danske Bank e le dimissioni per lo scandalo riciclaggio, arrivate dopo la segnalazione di un whistleblower: le riflessioni di Unione Fiduciaria su un caso diventato simbolo.

Ormai è conosciuto come “lo scandalo che il whistleblowing avrebbe evitato”. Le dimissioni del CEO di Danske Bank sono giunte in seguito a un report interno, nel quale sono illustrate delle operazioni di riciclaggio effettuate su una banca estone nel 2007. Alcuni anni dopo, nel 2014, la denuncia di un whistleblower ha fatto emerge delle carenze delle misure anti-riciclaggio attuate dalla controllata, con un danno che continua sino ad oggi.

L’Avv. Fabrizio Vedana, Vice Direttore Generale di Unione Fiduciaria, dichiara, a commento del fatto: “Cosa ci insegna questa vicenda? Ci insegna l’importanza del whistleblowing, l’importanza della tutela del whistleblower, per assicurare il soggetto che fa la segnalazione dal punto di vista giuslavoristico, e l’importanza di una repentina gestione della segnalazione per evitare di far passare due anni prima di fare emerge la situazione che nel frattempo cresce fino ad arrivare ad una situazione di potenziale riciclaggio di 200 miliardi di euro”.

Il whistleblowing, di recente introduzione legislativa in Italia (ma già strumento ampiamente utilizzato nel mondo anglosassone), obbliga aziende pubbliche e private a dotarsi di apposite soluzioni per le segnalazioni. Proprio Unione Fiduciaria ha sviluppato un applicativo per la gestione delle segnalazioni, in uso da oltre 130 mila dipendenti.

 

In Italia, a un anno dall’entrata in vigore della Legge sul whistleblowing

“Il 30 di novembre 2018 si festeggia il primo anno di emanazione della legge sul whistleblowing. Sono stati fatti passi importanti: dopo le banche anche molte grandi aziende hanno fatto la loro scelta sull’applicativo; e molte altre stanno interessandosi per dotarsi di applicati in grado di assicurare il rispetto della norma. Quali le conseguenze derivanti dalla mancata adozione di un sistema di whistleblowing: laddove l’azienda dovesse risultare colpevole di un illecito commesso da un proprio dipendente e ne ha tratto vantaggio, se l’azienda non ha un sistema di whistleblowing andrà ad essere penalizzata sul piano amministrativo con sanzioni fino a diversi milioni di euro“, continua l’Avv. Vedana.

Grazie alla  legge sul whistleblowing, le imprese saranno in grado di tutelare al meglio asset patrimoniali e reputazionali. Inoltre, dato non meno importante, l’Italia potrà inoltre salire nella classifica di Transparency, che attualmente vede il nostro Paese nelle posizioni più basse.

 

L’articolo completo di Askanews è disponibile a questo link.

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